lunedì 23 gennaio 2012

Coinvolta da un libro in un libro

Giusto due settimane fa, ho sostenuto l'esame di pedagogia speciale. Un corso molto interessante che mi ha dato tanto. Mi ha dato nuove chiavi di lettura della realtà, mi ha aperto gli orizzonti, mi ha dato molti spunti. La professoressa ci ha proposto incontri, film e libri per poterci munire di un bagaglio personale più ricco. In merito ai libri, ci ha fornito una lunga lista riguardante la disabilità o la devianza. Ne ho letto più d'uno prima di trovare quel qualcosa in più che dai precedenti non riuscivo a trovare. Ho letto "Io sono così" di Franco Bomprezzi. Avendolo trovato più che interessante, quanto piuttosto emozionante, coinvolgente, stimolante...ho pensato di proporvi la relazione che ho fatto per l'esame...
 Il “Bambino dalle ossa di cristallo”, “Cucire la memoria con il filo dei ricordi”, “Sciabordio profondo e cadenzato”, “Uno che si sente più normale di me”, “Mai i genitori ti vorrebbero insegnare il dolore”, “Con calma. Ragionare. Respirare”... Apro il libro e in ogni pagina trovo frasi che ho sottolineato, pensieri, pezzi di vita, sogni e progetti. Con questo libro sono cresciuta molto, sono riuscita a capire, o meglio, ad avvicinarmi al capire, che cosa si provi passare 50 anni seduti su una carrozzina. Impossibile pensare di riuscire a cogliere pienamente cosa si provi, possibile se ci si trova senza possibilità di scelta. Il libro però, non stimola il lettore solo su questo aspetto. Di solito, infatti, da una persona con disabilità ci si aspetta di sentir parlare solo di argomenti che la trattano, ma Bomprezzi è riuscito benissimo a trasmettere questo messaggio: se si è disabili non significa che non si sia in grado di trattare argomenti diversi rispetto la disabilità. Il modo in cui ha scritto, le parole che ha usato, le emozioni che ha inserito, hanno reso queste 130 pagine un capolavoro. Un vero inno alla vita portato avanti da un uomo che si lamenta più della sua pancia che della sua malattia che l’ha indotto a trascorrere l’intera esistenza su una sedia a rotelle. Ci sono molti momenti in cui mi sono fermata a riflettere e tanti altri in cui mi sono commossa. È così bello lasciarsi trasportare in questo suo racconto, come quando descrive la prima volta che si è innamorato. Si riesce a percepirne l’imbarazzo, la voglia di osservare la ragazzina bionda ma la paura di essere scoperto e appena dopo la tristezza che ti assale perché impotente su una carrozzina. È affascinante perché riesce ad accostare una sentimento così puro come la prima cotta, ad un argomento come il sesso a pagamento che in molti potrebbe destare scandalo. Anche qui, nella descrizione di questa sua scelta, di questa sua decisione, di questa sua voglia di contatto con una figura femminile, Bomprezzi riesce a descrivere il prima ed il durante con estrema naturalezza ma con in massimo rispetto nei confronti delle donne. Anche i moralisti, che forse lo sono anche io, di fronte ad un racconto del genere farebbero fatica ad impugnare la propria arma e lanciarsi nella lotta contro la ciò che è “sbagliato”. “La pancia, invece, resiste stoicamente,impavida, come ho già scritto.” Continuando a sfogliare mi sono accorta di quest’altra frase che mi ha fatto molto sorridere. È proprio più forte di lui. Questa pancia non la sopporta. Mentre affronta questo cruciale argomento, Bomprezzi si lamenta dei bambini chiamandoli “piccoli disgraziati” perché notano la pancia e non la carrozzina, perché purtroppo è vero. È difficile non notare prima la carrozzina e poi la persona. Bambini esclusi ovviamente. Me l’ha fatto proprio notare l’autore. Anch’io mi sono resa conto che vedo la persona perché segnalata da due ruote ed è triste. È triste anche che per poter vivere normalmente le persone con disabilità debbano farsi etichettare come diverse. Ma poi, diverse da chi? Grazie a questa lettura ho imparato molte cose e sicuramente d’ora in poi farò molta più attenzione ai miei comportamenti e ai miei atteggiamenti, nella speranza di non risultare l’”uno che si sente più normale” delle altre persone.

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